…occorre fare un esame di coscienza riguardo i principi educativi e le parole d’ordine morali e civiche che abbiamo comunicato in questi ultimi decenni ai nostri figli…
Sapevo che prima o poi la religione dei diritti avrebbe mostrato le prime anomalie e che la febbre che li caratterizza sarebbe stata pericolosa. Non nuoce qui celiare amaramente su febbre e pericolosità.in questo periodo drammatico in cui un morbo insidioso stravolge le nostre vite accade na cosa: accade che il pendolo dei diritti individuali stronchi il piatto della bilancia e faccia rimbalzare il piatto dei doveri. Negletta da tempo la parola “dovere” si è affacciata prepotentemente sulla scena, rivendicando la sua importanza nel momento in cui siamo stati sollecitati a mettere in disparte alcuni nostri diritti per favorire il bene collettivo della salute. Ma ecco che il grido dei diritti cui si è chiesto di mettersi momentaneamente in disparte non si è fatto attendere e tuttavia rieccheggia. Focolai di resistenza del diritto a correre e a passeggiare continuano a convivere, udite udite, accanto ai focolai di una infezione ancora indomabile al momento in cui scrivo. La parola “dovere” misconosciuta a buona parte della nostra gioventù alla quale si è parlato molto dei diritti e poco di quella parola dal sapore antico,cerca di farsi faticosamente accettare. E’ molto probabile che noi adulti si debba fare un grosso esame di coscienza riguardo i princìpi educativi, riguardo le parole d’ordne morali e civiche che abbiamo comunicato in questi ultimi decenni ai nostri figli.
Articolo di Germana Pisa pubblicato il giugno 2020 sulla rivista Bacherontius delle edizioni Tigulliana
