Noi che viviamo in questo momento storico siamo testimoni in diretta dell’accelerazione del cambiamento climatico, Del cambiamento, come sappiamo, siamo complici e vittime; vi assistiamo ancora increduli – tuttavia – perchè stentiamo ad abituarci all’idea che vivremo tempi difficili. Siamo tutti più o meno consapevoli di questo cambiamento climatico, anche se esoste una minoranza ancora agguerrita e potente che lo nega. Noi invece in maggioranza ( questa la mia percezione parlando con la gente) siamo convinti che sarà sempre peggio: e qualcuno di noi pensa addirittura che un cataclisma climatico arriverà come è stato descritto nel formidabile film The day after tomorrow; e insiste che sarà così che avverrà, salvo essere tacciato di catastrofismo da chi non nega che qualcosa accadrà, sì; ma lontano nel tempo futuro e – sottinteso pensiero – ” tanto io non ci sarò più”. Poi si dà il caso che di recente gli studiosi del clima sempre più compatti abbiano dichiarato che il cambiamento sta avvenendo in maniera molto più rapida di quanto non si ipotizzasse. E’ questo che accade nel film che ho citato: tutto precipita nell’arco di qualche mese e si innestano fenomeni interconnessi; e là dove c’era il gelo tutto si scioglie, e viceversa. E in breve le condizioni per la sopravvivenza si riducono al lumicino. I critichi avversi all’idea del cambiamento climatico, di fronte alle evidenze che si manifestano intorno a noi: il caldo anomalo, i passaggi bruschi dal caldo al freddo, le tempeste di grandine e di saette, la violenza dei temporali, lo scioglimento dei ghiacci, lo scomparire dei ghiacciai, le siccità devastanti e le alluvioni repentine altrettanto devastanti esitano per brevi attimi di consapevolezza, ma non demordono e vogliono fortemente dare credito alle loro illusorie previsioni di almeno un secolo ancora di quiete. Io sono di quelli che di illusioni non se ne fanno e che hanno i brividi pensando allo scenario di quel film: The day after tomorrow , l’alba del giorno dopo. Già, quale alba sarà? Una curiosità constato di recente: che chi vede proiettato in un futuro lontano un possibile collasso siano peopeio i cultori della fantascienza dove – in verità – non mancano certo scenari ricorrenti di calamità estreme dovute al cedimento dell’equilibrio del pianeta. Ma forse i miei amici cultori di fantascienza non hanno ancora capito che l’amata sciencefiction non è una favoletta; e che noi non siamo al sicuro con un libro in mano dove si narrano solo cose ipotetiche. Non farò spoiler e non dirò la fine del film. Molti di voi del resto lo conosceranno e forse converranno con me che- sì – la realtà non è sciencefinction ; ma questa può aiutarci a capire e forse ci può suggerire gli strumenti per far fronte a eventi indesiderati, al fine che noi possiamo dire che non tutto è ancora perduto e che “l’alba del giorno dopo” sarà portatrice non solo di rimpianti, ma anche di speranza, nella consapevolezza. Germana Pisa 2018
